Play.
Ho una specie di amico (stare a descrivere per davvero il nostro rapporto e' decisamente troppo complicato: siamo sicuramente molto legati, ma e' difficile dire esattamente cosa siamo) che e' la mia principale fonte di musica da un po' di anni a questa parte: la maggior parte delle cose che mi sono arrivate alle orecchie, quando non le ho trovate per conto mio, me le ha fatte sentire lui. Quando parlo di lui in questa veste lo chiamo "il mio spacciatore".
Spesso mi ha fatto sentire album ben piu' che dignitosi, a volte me ne ha fatti sentire di bellissimi (di quelli che si sentono a ripetizione per settimane o addirittura che ti lasciano un segno addosso), ogni tanto ha qualche cosa di gradevole ma non emozionante, raramente qualche caduta di stile.
Come collocare l'ultima fatica dei Kasabian?
Analizzandolo freddamente mi viene da dire "gradevole ma non emozionante".
Non che i Kasabian siano mai stati fonte di grande ispirazione, non che mi aspettassi l'album della vita: si tratta di una band come troppe altre, che e' partita promettendo grandi cose e si e' sgonfiata album dopo album.
Dentro questo 48:13 ci trovi alcune delle cadute di stile dei Muse, qualche ridicolo tentativo di fare qualcosa che assomigli al rap (ma se non sei negro e/o affamato e/o incazzato non puoi fare rap, non viene bene: se sei un fighetto inglese viene ancora peggio), il tutto condito con le solite strizzatine d'occhio alle discoteche.
E pero'... e pero'... pero' non riesco a smettere di ascoltare questo 48:13.
Sara' che e' un periodo che mi piace stare in metropolitana con i miei cuffioni isolanti (vabbeh, questo da sempre...) a sentire musica ritmata e ballare, si' ballare, cosa che non ho mai fatto in vita mia (chi mi vede a volte sorride: se me ne accorgo ricambio il sorriso e continuo a ballare).
E va detto, 48:14 si presta benissimo al ballo in metropolitana: tutto sommato forse non e' nient'altro che una danza metropolitana post-moderna, chissa'. E' un album sicuramente omogeneo, niente che spicchi in un senso o nell'altro, niente che rimanga veramente impresso nella memoria, eppure ha una sua strana energia coinvolgente.
Allora ben vengano le cadute di stile, gli album che non emozionano il cuore o la testa ma si fanno ascoltare e ballare anche stando da soli in metropolitana, quelli che non ti dicono poi molto, pero' sei li' e li ascolti e te ne freghi di tutto il resto: infondo siamo fatti anche di questo.
Lista delle tracce:
1:08 (Shiva)
4:01 Bumblebleee
4:45 Stivie
0:48 (Mortis)
3:40 Doomsday
6:53 Treat
4:48 Glass
4:18 Explodes
1:19 (Levitation)
4:45 Clouds
3:00 Eez-Eh
4:27 Bow
4:22 S.P.S.
4:01 Bumblebleee
4:45 Stivie
0:48 (Mortis)
3:40 Doomsday
6:53 Treat
4:48 Glass
4:18 Explodes
1:19 (Levitation)
4:45 Clouds
3:00 Eez-Eh
4:27 Bow
4:22 S.P.S.