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domenica 17 aprile 2016

Explosions in the sky - The wilderness [2016]

Un'immagine seghettata dall'aria futurista, forse un mare in tempesta che si infrange su una scogliera. Forse. E un cielo biancastro a dar corpo. Forse. Il titolo dell'album e il nome del gruppo si stagliano piccoli ma ben distinguibili sul "cielo", nero il primo ("the WILDERNESS", a voler essere precisi), rosso il secondo.

Play.

Sono passati cinque anni esatti da "Take care, take care, take care", cinque lunghi, lunghissimi anni. Occhei, ci sono state delle colonne sonore nel frattempo, ma e' un diverso sentire: scrivevo la tesi di dottorato con "Take care, take care, take care" in sottofondo, allora il mio mondo era un minuscolo sottotetto sulla Portuense all'incrocio con il Trullo e i miei sogni andavano raramente piu' in la' del salice sotto cui avevo fatto i primi conti perturbativi.
Oggi, altalenando tra quella che spero essere l'ultima neve dell'anno (ma chi puo' dirlo?) e le prime temperature a doppia cifra decimale positiva, non ho piu' un posto o una citta' che io possa davvero chiamare "casa", tra pochi mesi (a meno di grandi sconvolgimenti a oggi imprevedibili) mi trasferiro' a sud, negli Stati, e il mondo e' piu' vasto e vario di quel che credevo cinque anni fa.
E piu' bello, e indiscutibilmente piu' bello.

Cosi', in questi giorni pre-primaverili, arriva "The wilderness" e porcamiseria: e' davvero bello.

I texani, signori del controllo della dinamica, questa volta giocano in territori dove l'esplosione arriva si', ma mai davvero, e' un filo troppo lontana perche' ti faccia sanguinare le orecchie: la vedi e ti avvolge, ma piu' che un'esplosione nel cielo e' una vallata sulle alpi, o il Lago che si apre al tuo sguardo in una giornata dalla luce perfetta.

Sono i dettagli qui a fare da padrone, a orientare l'orecchio di chi ascolta, minuscoli dettagli, inezie; bisogna prestare attenzione, non fermarsi allo sguardo superficiale, lasciarsi avvolgere dagli arpeggi, dai suoni lunghissimi e morbidi, dai giochi elettronici, si' anche da quelli.
Perche' e' solo quando si guarda con attenzione che si vedono i primi minuscoli boccioli sugli aceri che sembravano morti: ma bisogna guardare senza etichettare, guardare senza pre-giudicare, guardare fuori senza pensare di aver gia' capito tutto, guardare lasciandosi permeare dal diverso e accettando di poterne trarre insegnamento, riconoscendosi perpetui studenti della vita.

I dolci contrappunti di James, Rayani e Smith accarezzano, mentre Hrasky magistralmente sottolinea e da corpo senza sbavature; i nove brani che compongono l'album sono relativamente brevi ma lasciano il segno, con menzione d'onore per "Logic of a dream" e per il finale semi-sospeso di "Landing cliffs" che lascia spazio a infinite possibilita', cosi' come la vita e' lungi dall'avere finali definitivi prima del Grande Buio.

"The wilderness" mi accompagna per mano verso la primavera esplosiva del Sud Ontario, scioglie i ghiacci e prepara l'animo alla meraviglia che a breve arrivera'.


Lista delle tracce:

Wilderness
The ecstatics
Tangle formations
Logic of a dream
Disintegration anxiety
Losing the light
Infinite orbit
Colors in the space
Landing cliffs

domenica 15 febbraio 2015

How strange, innocence [Explosions in the sky]

Per la rubrica "letture a distanza": non riesco a farne molte, la musica da sentire e' troppa, ma a volte fa bene guardarsi indietro, anche per provare a capire dove si sta andando.

Il disegno rozzo, forse un acquarello, di una spiaggia: si vedono un castello di sabbia, un secchiello abbandonato accanto, due rametti forse trasportati dalle onde, impronte sulla sabbia di qualcuno che se ne e' andato via, il mare che si fonde letteralmente con un cielo attraversato da qualche nuvola sghemba: il tutto e' dipinto esclusivamente in varie tonalita' di azzurro-blu, tanto che a uno sguardo distratto potrebbe sembrare un paesaggio di ghiacci.

Play.

Il primo incontro con gli Explosions in the sky e' come il primo amore: non si scorda mai.
Arpeggi, esplosioni, ancora arpeggi, fender accarezzate, suoni lunghi, lunghissimi, semplici, puri e leggeri, poi improvvise divagazioni che dal nulla ti portano verso un cielo in fiamme: "total silence to total violence", come direbbero loro stessi.

I texani lo registrarono, ne fecero si' e no 300 copie distribuite malamente, poi se ne vergognarono, tornarono in studio per lo splendido "Those who tell the truth shall die, those who tell the truth shall live forever" (vero esordio agli occhi del mondo) e fecero sparire questo per ridistribuirlo poi cinque anni dopo, quando ormai si sentivano abbastanza sicuri di se'.

Il caso ha voluto che a me sia arrivato proprio questo per primo, dieci anni fa, ed e' stato un amore a primo ascolto che non mi ha mai abbandonata e anzi, si e' accresciuto album dopo album: non avevo mai sentito niente del genere prima di allora, non l'ho mai ritrovato da nessun'altra parte.

A posteriori in effetti questo risulta ancora un album immaturo rispetto ai successivi - va anche detto che fu registrato in due giorni - eppure gli ingredienti di magia ci sono gia' tutti.
Indiscutibilmente devono piu' di qualcosa alla scuola di Glenn Branca (del resto chi oggi, in tutta onesta', potrebbe dire di non aver preso niente da li'?) nelle pennate e nel controllo della dinamica, sicuramente questo album non avrebbe visto i natali senza i Mogwai, ma l'eleganza stilistica e armonica e' loro, tutta loro, nient'altro che loro. Lo giuro.
E nell'ascolto ci si lascia facilmente cullare: prima un'orecchio su una chitarra, poi sull'altra, poi di nuovo sulla prima, un salto al basso, ancora chitarra... meraviglia!

Chiudendo gli occhi, con le orecchie avvolte nel mio fedele cuffione, si aprono alla mia mente spazi infiniti e intensi come i cieli blu-profondo che sovrastano gli immensi pascoli di quelle zone.
Due anni dopo l'incontro con "How strange, innocence" passai per il Texas e ricordo chiaramente una conversazione con un vecchio cowboy cicciottone (sic) che sosteneva che da quelle parti il cielo e' sempre blu, senza nuvole: verosimilmente stava esagerando, ma a me venne subito voglia di riascoltare questo album... ah, il potere delle suggestioni!, eppure ascoltando e guardando quegli spazi immensi capii da dove gli Explosions in the sky avevano tirato fuori la loro musica inafferrabile.

Per quel che mi riguarda si tratta di musica per ogni momento, quelli belli e quelli brutti, da ascoltare e riascoltare fino a consumare le orecchie, e la scelta di questo album per la recensione e' dettata esclusivamente dal fatto che e' stato il primo con cui io sia entrata in contatto: la verita' e' che bisognerebbe ascoltarli tutti.


Lista delle tracce:

A song for our fathers
Snow and lights
Magic hours
Look into the air
Glittering blackness
Time stops
Remember me as a time of day